February 19, 2009

IL MANIFESTO FUTURISTA

Filippo Tommaso Marinetti
IN QUESTI GIORNI CARI A TUTTI NOI FUTURISTI VOGLIO ULARE PER RICORDARE DI MARCIARE E NON MARCIRE.

Le Figaro - 20 febbraio 1909

1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità penosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un'automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo...un'automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta. È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari. Già per troppo tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri.

Filippo Tommaso Marinetti

February 17, 2009

L'IPERFUTURISMO DI COLAUTTI

L'IPERFUTURISMO DI COLAUTTI
Figlio di uno scultore, Colautti è nato a Roma nel 1934. Ha tenuto al sua prima personale nel 1958 alla galleria "La Scaletta". Dopo aver esposto in Francia, negli Stati Uniti, in Canadà, Germania, e Gran Bretagna, ha scoperto una nuova dimensione della sua arte, una sorta di "iperfuturismo" in cui la figura umana annega in una magica foresta di simboli e si esalta nel gioco esasperato dei colori. Attraverso la dimensione dell’uomo-macchina e grazie ad un’eccezionale padronanza della tecnica artistica, il pittore esprime una realtà spesso nascosta, riferendosi a situazioni politiche e sociali odierne. A volte è una selva di numeri a riempire gli sfondi delle tele di Colautti, quasi a coprire e soffocare gli stessi soggetti: sono quei numeri che, come dice l’Artista, riempiono, alienano e asfissiano la nostra vita. Appartengono ai cellulari, alle carte di credito, alle password dei computer. Sono codici fiscali, postali, prefissi. Quasi un incubo nell’esistenza di tutti i giorni. Nella pittura di Colautti non ci sono solo denuncia e protesta, ma anche preoccupazione e il desiderio di mettere in guardia l’uomo dai pericoli che incombono sulla sua vita.